“Solo”, ecco come nasce il gioiello di Daniele Baldoni / VIDEO

solo A Osimo c’è il sole, fa molto caldo, il cielo è limpido. Daniele Baldoni, artista per passione e per professione, è nel suo mondo, quello dove lavora, dove crea ogni volta che ha un’ispirazione e che sente di poter mettere un pezzo di anima in un suo gioiello.

“Solo” un’idea nata in una notte d’inverno, a novembre. Il dente di un lupo unito ad un anello, un ciondolo fatto completamente di bronzo che ogni volta Daniele plasma in un modo unico. solo Un gioiello che, come racconta lui mentre lavora sodo, rappresenta l’io più intimo dell’essere umano, un monile dalla forma astratta e dalla forza evocativa di un amuleto.

Un oggetto senza vita che con tanto impegno e alcune fasi che anche se si ripetono sono sempre diverse, Daniele trasforma in un gioiello che luccica e che emana grandissima forza.

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Lo scultore Daniele Baldoni

Mentre crea è concentratissimo, pensa a quello che sta facendo anche se magari nella sua testa, quella prima di tutto di uno scultore, sta già pensando a cosa creare dopo. Parla poco, fa dei gesti che sembrano meccanici e che invece ogni volta sono diversi così come il “Solo” che nasce dopo ore di minuzioso e attento lavoro. Prima prepara il gioiello “grezzo” e poi plasma la materia pensando al collo dove andrà a finire il suo ciondolo, all’abito che arricchirà e alla persona che lo porterà con sé nel suo viaggio.

Una poesia insomma, un modo per far diventare concreta una passione astratta che per Daniele Baldoni è innata. Dopo aver terminato gli studi artigianali, infatti, non può aspettare, sente il bisogno di trasformare i propri pensieri e gli stati d’animo attraverso una mezzo di comunicazione insolito, per pochi: la scultura. Così inizia a creare, a fare mostre, personali e non, a partecipare a progetti e ad emanare la sua “Energia Creativa” in lungo e in largo in Italia. solo I sogni così diventano sempre più reali e con tutta la carica emozionale e di speranza che possono avere, ogni tanto si scontrano con la vita di tutti i giorni che, soprattutto quella di un artista nell’era moderna, è fatta di tanto sacrificio e pazienza per andare avanti e arrivare forse e dopo del tempo indefinito, a raggiungere un obiettivo e magari alla meta prefissata.

Daniele mentre lavora sottolinea più volte che non è facile creare qualcosa, non è facile trasmettere quello che si ha dentro. E lo dice mostrando tante delle sue opere, tanto di quello che ha realizzato nel tempo e che, quando non è parte di una mostra, riposa nel suo laboratorio sotto casa dove lui passa la maggior parte del tempo libero e non. Non è facile. Effettivamente è complicato spiegare quello che si ha dentro con una scultura però questo come l’impegno e la dedizione che Daniele trasmette quando è nel suo mondo, forse dimostra davvero che tutto è possibile!

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Ardemagni: “Visitate le Marche, la mia seconda regione” / VIDEO

MARCHE BOOK STYLE – Marco Ardegmagni, speaker radiofonico e voce di Caterpillar, radio 2, racconta il suo amore per le Marche regione che ha iniziato a frequentare grazie al CaterRaduno organizzato a Senigallia. “Le Marche sono una terra splendida – dice Ardemagni – hanno un entroterra meraviglioso tra i più curati d’Europa. Che dire, viva le Marche”.

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Smerillo, dove non c’è niente tranne l’essenziale / VIDEO

SMERILLO (FM) – La scrittrice Elena Belmontesi racconta il luogo che ha ispirato uno dei suoi libri “Le Scontafavole“, pubblicato da Giaconi Editore (compra qui il libro). Parla di Smerillo, paesino in provincia di Fermo che come dice lei è il “paese dell’anima”, un luogo unico dove “non c’è niente, dove c’è solo l’essenziale che sarebbe la poesia, il panorama, l’introspezione per vedere dentro se stessi”. Elena racconta Smerillo e lancia un appello : “tonate a vivere le Marche, a visitare questi paesi. Scoprite le Marche, amatele!”. 

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ESCLUSIVO
Per fare uno skate ci vuole …
un bancale

– L’INTERVISTA

Dalla fusione tra arte artigiana e sostenibilità dove la cultura skate e surf si incontra coi valori della tradizione nasce Zio Bancale, una startup innovativa pensata dalle menti di tre ragazzi marchigiani e che ha portato alla realizzazione di skateboard costruiti con legno ricavato da bancali riciclati.

Zio Bancale Skateboards: si chiama così la startup che mette insieme l’amore per gli sport meno convenzionali come lo skate e il surf e la voglia di realizzare qualcosa di nuovo e originale. Una bella sfida che vede in prima linea tre giovani amici, Francesco Ragaini, Gian Maria Cecchetti e Luigi Cenciarini, le anime e teste di questo progetto.

Da cosa nasce l’idea?
Zio Bancale nasce dall’idea di sfruttare lo skate come mezzo di trasporto o di allenamento nei giorni senza onde, ripercorrendo le fasi che negli Usa portarono dalla fine degli anni ’60 lo skate a diventare un oggetto di culto per tutte le allora giovani generazioni. La nostra intenzione era di costruirci un prodotto che potessimo utilizzare personalmente per le nostre esigenze. Non siamo partiti con l’idea di creare un brand. Per noi all’inizio lo skate era visto come necessità per soddisfare quello che ci piaceva fare nel tempo libero. Siamo tre ragazzi, ci siamo conosciuti quasi contemporaneamente nel dicembre del 2014. Nello spazio dove Francesco era solito lavorare ai suoi progetti come restauratore ed artista, il locale dell’ex-mulino Tarsi in centro a Senigallia abbiamo dato luce a questo progetto, ed in quel posto è tutt’ora racchiusa tutta l’essenza e la filosofia di quello che vogliamo raccontare. Nel nostro progetto ognuno svolge il proprio compito, Francesco è quello che si occupa dei prototipazione e del design, mentre sia io (Gian Maria) sia Luigi svolgiamo mansioni nel campo di marketing, comunicazione e vendite. Tutti noi, pur essendo giovani, veniamo da anni di esperienza nel campo di lavoro dei rispettivi ambiti ed è stato proprio il nostro passato lavorativo ad averci agevolato sin da subito. Non siamo mai stati improvvisati, ma nessuno di noi tre all’inizio pensava di creare un brand.

Qual è il vostro target di riferimento?
A partire da giugno 2014, data di commercializzazione del prodotto nel mercato italiano, ci siamo subito rivolti ad una fetta di mercato di nicchia che comprende tutti gli appassionati degli sport “da tavola”, dallo skate allo snowboard. Ci siamo prefissati degli obiettivi per il mercato Italiano riuscendo a coprire gran parte del territorio nazionale, attraverso una rete di rivenditori ufficiali, da Palermo a Torino (circa 15), ma nello stesso tempo avvalendoci sin dall’inizio anche del nostro store ufficiale on-line. Siamo felici e fortunati di poter affermare che il nostro prodotto, colpisce sia giovani sia adulti e comprende non solo praticanti del settore ma anche semplici appassionati del lifestyle che proponiamo.

Quali sono i punti di forza dei vostri skateboards?
Il valore aggiunto per cui ci distinguiamo dagli altri competitors è certamente la spiccata vena green del nostro progetto. Ogni nostra tavola è composta al 100% da legno di recupero, prevalentemente da quello proveniente da bancali per il trasporto delle merci nel mercato interno, parliamo di legni come abete, mogano, faggio per lo più, un tempo considerati “poveri”. In aggiunta il processo di laminazione delle nostre tavole è interamente eseguito sfruttando una resina bio proveniente dalla California che aggiunge un ulteriore punto a favore del rispetto per l’ambiente, nostro punto di forza da sempre.Non bisogna con questo, sminuire tuttavia la componentistica (le parti di montaggio) che ogni skate possiede, infatti usiamo solo parti di altissima qualità, cercando di rendere un prodotto esteticamente ed eticamente già valido, anche funzionale all’uso pratico, cosa che, in molti spesso sottovalutano, specialmente se parliamo di artigianato.

Siete di Senigallia, le Marche, la vostra terra come vi ha ispirato nella creazione di questa idea?
Zio Bancale, non sarebbe mai potuto nascere in un posto senza pista ciclabile asfaltata e pianeggiante!
Il nostro territorio va amato, difeso e sostenuto, siamo sempre in prima linea affinché questo avvenga, restiamo sempre in costante dialogo con le autorità locali, per lo sviluppo di strutture adatte a queste discipline “nuove” per noi, ma che a nostro avviso hanno tanto da insegnare agli sport che chiamiamo di massa.


ziobancaleIdee in cantiere, progetti, novità?

Riguardo al futuro, stiamo concentrando quasi tutte le nostre forze alla pianificazione di una campagna di crowdfounding su diversi portali da Indiegogo a Kickstarter, questo perché arrivati a questo punto, le risorse necessarie crescono sempre più e per fare quel salto di qualità che riteniamo ormai opportuno, ci rivolgiamo al popolo di Internet. L’idea è di Internazionalizzare Zio Bancale, puntiamo a mercati esterni come USA, Australia ed Europa, esportando nel mondo il nostro Made in Italy, di cui dobbiamo andare fieri. Abbiamo testato il nostro appeal internazionale anche ultimamente, durante l’ultimo ISPO a Monaco di Baviera (una fiera di settore), prendendo parte alla sezione greenroomvoice ed entrando tra i 50 Brand emergenti d’Europa. Siamo stati chiamati a raccontare quello che siamo oggi. Abbiamo una ricca agenda estiva, tendenzialmente non diciamo mai no, per qualsiasi cosa ci si presenti di fronte, riconosciamo che i passi da fare sono ancora tantissimi e ogni giorno ci armiamo di entusiasmo e passione cercando di scalare passo dopo passo con l’umiltà e sacrificio.

Che cosa consigliate ai giovani come voi che vogliono mettersi in gioco realizzando i loro sogni?
Il nostro consiglio è: seguite la vostra passione, tentate e ritentate, fatelo fino in fondo. Calvalcate il vostro sogno fino alla fine, senza paura di perdere nulla, senza pregiudizi, con umiltà e dedizione. Basta crederci, ognuno può farlo. E poi se non ce la fate dite un liberatorio “Zio Bancale”. E’ un’imprecazione. Quando in quelle giornate in non ti riesce nulla, in tutte quelle volte in cui abbiamo toppato, in cui siamo dovuti ripartire da capo spesso abbiamo detto anche in coro “Zio Bancale”… poi alla fine qualcosa è venuto fuori!

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